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Conoscere gli attacchi di panico

  Sempre più spesso si sente parlare di un attacco di panico, nei film, nei documentari al punto da entrare nel nostro gergo quotidiano ma...cos'è un attacco di panico? Per capire meglio cosa sia, possiamo partire dal nome, Panico, che deriva dalla mitologia Greca, precisamente dal dio Pan, metà uomo e metà caprone, che appariva improvvisamente sulla strada dei passanti, causando un terrore improvviso che diminuiva velocemente. Le vittime rimanevano folgorate, e non riuscivano a capire cosa fosse accaduto. dal nome possiamo. Oggi definiamo l'attacco di panico come  una improvvisa e intensa paura in assenza di uno stimolo reale, che viene accompagnata da sintomi somatici, dovuti all'attivazione del sistema simpatico, e da sintomi cognitivi, come la paura di perdere il controllo o di impazzire.  Hanno una durata limitata ma raggiungono l'apice molto rapidamente. Nello specifico i sintomi più comuni che coinvolgono il corpo sono  capogiri, sensazione di stordimento, dif...

"Ricordare è il modo migliore per dimenticare"

 "Ricordare è il modo migliore per dimenticare" Sigmund Freud In "La psicopatologia della vita quotidiana", uno dei suoi libri più rilevanti, Freud traccia un profilo della sua teoria psicoanalitica. Il libro esamina concetti rilevanti come i lapsus o gli atti mancati, quelle "frane freudiane" che lasciano intravedere l'orizzonte del nostro inconscio e parte di ciò che sta dietro quel confine. Per atti mancati Freud intendeva tutte quelle dimenticanze o distrazioni della vita quotidiana, comunemente chiamati lapsus freudiani. Secondo lui, infatti, l'essere umano ha dentro una parte cosciente ed una inconscia, ovvero quella che emerge in queste situazioni "diverse". Il fatto più banale, come l'oblio del nome di qualcuno, obbedisce, secondo Freud, all'intervento di repressione, una censura che si inserisce in una soglia molto precisa della nostra coscienza ... Ed è per questo che la frase a cquista un valore ancora più interessante....

La ricerca della felicità, ultima parte. La gratificazione.

  Nella puntata precedente ci siamo soffermati sul ruolo degli atteggiamenti relazionali all’origine di molta dell’infelicità autoprodotta. Ci auguriamo che l’esame del vostro modo di porvi nelle relazioni vi sia stato utile a mettere a fuoco eventuali atteggiamenti da superare. Conoscere i meccanismi mentali generatori di infelicità e rendersi conto che il benessere non dipende tanto dai reali avvenimenti della vita, quanto dal modo di interpretarli, o dal proprio ruolo nel generarli, non renderà automaticamente più felici, ma è un passo necessario se si vuole sviluppare la capacità di essere felici. E’ importante a questo proposito distinguere il benessere temporaneo    da uno stato più stabile. La felicità temporanea si può ottenere facilmente, come abbiamo visto, con tutta una serie di stimoli che regalano piacere: un buon    cioccolato, un bel massaggio, un mazzo di fiori, un abito nuovo, una commedia divertente. Secondo Martin Seligman, psicologo americano...

La ricerca della felicità, quarta parte. Il rapporto con gli altri.

  Eccoci di nuovo a parlare di felicità. Nella puntata precedente abbiamo parlato del ruolo giocato dalle nostre aspettative nel renderci più o meno felici. Avete ri-esaminato le vostre aspettative rispetto ai ruoli di genitori, figli, coniugi, amici, cittadini? Avevano bisogno di essere ridimensionate? Avete ri-adattato un po’ anche quelle professionali? Bene, allora siete sulla buona strada per essere delle persone più felici… Ma prima - ricordate? -  bisogna disattivare i meccanismi mentali generatori di infelicità.  Oggi ci concentreremo su quelli che riguardano le relazioni. Infatti è bene sapere che anche gli altri possono essere un’inesauribile fonte di infelicità, a causa di meccanismi mentali relativi ai rapporti umani o di specifici atteggiamenti relazionali. Vediamone alcuni.           Il  sentirsi vittime  di genitori, figli, parenti, insegnanti, capi o amici. O al contrario, coltivare la fatale tendenza, frequente nelle donn...

La ricerca della felicità, terza parte. Le aspettative.

  Eccoci di nuovo a parlare di felicità... Se vi siete osservati con attenzione, probabilmente, avrete scoperto che i vostri pensieri sono quasi sempre rivolti al passato o al futuro e che, salvo eccezioni, i pensieri sul futuro sono di solito accompagnati da ansia, preoccupazione, inquietudine, mentre quelli sul passato generano una gamma di stati d’animo che va dal rimpianto alla nostalgia, dalla tristezza al risentimento. Non vi sembra questa una buona ragione per imparare a so-stare nel presente? Ma vediamo quali altri meccanismi mentali generano infelicità. Uno tra i più perniciosi è quello di porsi obiettivi straordinariamente elevati, piuttosto che impegnarsi in una  “politica dei piccoli passi”  e perseguire scopi ragionevoli e raggiungibili. Non voglio sostenere che non ci si debba porre obiettivi a lungo termine ma che, per non andare incontro ad inutili sofferenze, occorre che questi siano complessi ma commisurati alle proprie capacità e fondati sul contatto co...

La ricerca della felicità, seconda parte. Rapporto con il presente.

Cosa vuol dire creare le condizioni per essere felici? E quali sono le condizioni perché si generi in noi uno stato di felicità?  Paul Watzlawick, il più famoso psicologo della Scuola di Palo Alto nel suo divertente   bestseller intitolato “Istruzioni per rendersi infelici” scriveva: “È giunta l’ora di farla finita con la favola millenaria secondo cui felicità, beatitudine    e serenità sono mete desiderabili della vita… Parliamoci chiaro: cosa e dove saremmo senza la nostra infelicità? Essa ci è, nel vero senso della parola, dolorosamente necessaria.” Per quanto possa apparire ironica e paradossale, questa affermazione contiene una verità profonda. Quante persone conosciamo affezionate   alla loro infelicità più che al cane o al gatto? L’infelicità si genera e si sviluppa a causa di specifici meccanismi e abitudini   mentali, piuttosto diffusi e resistenti nella nostra cultura.   Sensi di colpa o di inadeguatezza, rimorsi, rimpianti, torment...

La ricerca della felicità, prima parte. Come si fa ad essere felici?

  Si sente sempre più spesso parlare di felicità e di cosa fare per ottenerla o mantenerla. Come  psicologo della salute , non mi occupo solo di problemi ma anche di promozione del benessere di persone, famiglie e organizzazioni; quindi provo a dare un contributo su questo argomento.  Come alcuni di voi sapranno, il tema della  felicità  è stato a lungo esplorato da filosofi e scrittori. Noi psicologi abbiamo iniziato ad interessarcene solo di recente, visto che tradizionalmente la psicologia si è occupata soprattutto di disagio, di malessere e quindi di stati d’animo più vicini all’infelicità. Definire cosa s’intende per felicità da un punto di vista psicologico, e comprendere come questa si realizzi, ha richiesto quindi studi specifici.  Infatti  la felicità   non è l’opposto dell’infelicità.  Possiamo non essere infelici, ma non per questo dirci felici. E viceversa possiamo non essere felici, ma non necessariamente sentirci infelici. ...