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La ricerca della felicità, ultima parte. La gratificazione.

 Nella puntata precedente ci siamo soffermati sul ruolo degli atteggiamenti relazionali all’origine di molta dell’infelicità autoprodotta. Ci auguriamo che l’esame del vostro modo di porvi nelle relazioni vi sia stato utile a mettere a fuoco eventuali atteggiamenti da superare.

Conoscere i meccanismi mentali generatori di infelicità e rendersi conto che il benessere non dipende tanto dai reali avvenimenti della vita, quanto dal modo di interpretarli, o dal proprio ruolo nel generarli, non renderà automaticamente più felici, ma è un passo necessario se si vuole sviluppare la capacità di essere felici.


E’ importante a questo proposito distinguere il benessere temporaneo  da uno stato più stabile. La felicità temporanea si può ottenere facilmente, come abbiamo visto, con tutta una serie di stimoli che regalano piacere: un buon  cioccolato, un bel massaggio, un mazzo di fiori, un abito nuovo, una commedia divertente.

Secondo Martin Seligman, psicologo americano studioso del tema, la felicità autentica e durevole è frutto delle gratificazioni che derivano dell’impiego delle proprie potenzialità personali, al servizio di qualcosa di più grande di se stessi. Le gratificazioni generano uno stato di felicità più durevole dei piaceri, in quanto sono molto meno soggette ad assuefazione.

La gratificazione è diversa dal piacere perché deriva da attività che impegnano a fondo, che prendono totalmente, come conversare con qualcuno con cui si è in sintonia, leggere un bel libro, praticare lo sport preferito o ballare.  Sono quelle attività nelle quali il tempo si ferma, in cui si entra in contatto con le proprie potenzialità e le si esprime, costruendo un capitale psicologico di benessere.
Questo è ciò che procura quel senso di felicità stabile inteso come star bene nel mondo, con se stessi e con gli altri.

Vorremmo concludere dicendo che investire sulla propria  felicità è uno dei migliori investimenti che possiamo fare. E non solo perché provare emozioni positive è appagante, è un piacere in sé, ma perché attiva una disposizione mentale espansiva, tollerante, creativa che dà origine ad un felice rapporto con la vita.

Essere felici arricchisce la vita di relazione perché quando si è felici si è meno focalizzati su se stessi, si apprezzano di più gli altri e si è più disposti a condividere la vita con loro.
Ecco perché come psicologi della salute vi invitiamo ad investire sulla vostra felicità, sapendo che ne beneficerà la vostra salute psicofisica.
Di altro parleremo la prossima volta, a presto.

(L'articolo fa parte della serie di articoli chiamata "La ricerca della felicità" scritto insieme la Prof.ssa Teresa Giannelli per l'Associazione di promozione sociale Clelia, di Roma)

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